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Psicoanalisi e politica

Nel 1921, Freud iniziava con queste parole il suo testo “Psicologia delle masse e analisi dell’Io”: “La contrapposizione tra psicologia individuale e psicologia sociale o delle masse, contrapposizione che a prima vista può sembrarci molto importante, perde, a una considerazione più attenta, gran parte della sua rigidità”.

I concetti della psicoanalisi non bastano, da soli, per risolvere la questione del potere nel suo rapporto con le istituzioni che lo rappresentano. La psicoanalisi non è una spiegazione del mondo o della realtà, non è una ricetta per governare la società, ma lascia irrisolti i problemi posti all’uomo per il solo fatto di vivere. Non possiamo trascurare altre conoscenze che solo dalla lettura attenta della storia di altre discipline, la storia delle idee, ci possono derivare.

Il nostro interesse si potrebbe riassumere in una frase: come proteggere le istituzioni, essendo l’istituzionalità il nocciolo della cultura, con il minimo sacrificio del singolo soggetto?

Secondo la nota definizione aristotelica, la legge, e lo stato che la rappresenta e la fa rispettare, esistono per mediare fra il dio e la bestia. Legge e stato umanizzano l’essere umano socializzandolo anche se la loro è una mediazione instabile, con l’equilibrismo e il malessere di cui ogni vita civile è costantemente impregnata e di cui il disagio nella e della civiltà testimonia ancora oggi.

Si tratta di non cedere all’appiattimento del conformismo da un lato né, dall’altro, alla furia devastatrice che vorrebbe abolire ogni istituzione in nome della libertà, malattia pericolosa poiché estende a tutti quell’impoverimento materiale e spirituale che fu già inflitto da sempre ai più miseri e ai dominati come già notava S. Weil.

Alla base di tutto sta la capacità di investire il legame mettendo un limite all’onnipotenza del narcisismo primario poiché l’illusione che il potere risieda in un corpo, il nostro in genere, è argomento in grado di mobilitare l’umanità oltre ogni limite di tempo e di spazio, in eterno si potrebbe dire, quasi si trattasse dell’unica causa veramente umana.

Si tocca quindi una questione di fondo: la natura relazionale dell’identità umana dove la psicoanalisi indica che soggetto e società si appartengono reciprocamente. Non si tratta solo della vicenda edipica come narrata da Sofocle: il fulcro della ricerca freudiana risiede nell’analisi della discontinuità, di quel cambiamento di natura, si può dire, che l’organizzazione dell’essere umano deve subire nel passaggio dal biologico al normativo-sociale che le istituzioni, figlie della politica, si incaricano di sancire.