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Psicoanalisi e diritto

Le ragioni di questo abbinamento risiedono in una reciprocità perché si potrebbe dire che, oltre all’interesse degli psicoanalisti per il diritto, ve ne è sempre stato uno degli operatori del diritto per la psicoanalisi.

Hans Kelsen, uno dei maggiori teorici del diritto del ‘900, interessato all’invenzione freudiana, collaborò alla rivista Imago. Si può ipotizzare che il suo interesse per la psicoanalisi gli fosse derivato da una certa consapevolezza dell’insufficienza del relativismo deterministico. Secondo Kelsen lo scientismo applicato all’umano comporta una comprensione limitata e impropria delle declinazioni oblique della psiche che sfuggono a ogni tentativo di definizione univoca.

Investite da un processo che, sulla scia della nota definizione di S. Baumann, potremmo definire come “liquefazione”, oggi molte categorie fondanti del diritto sembrano vittime di una rincorsa senza fine tra la fonte della regolazione della vita sociale e il suo oggetto.

Pare a volte che la fonte legislativa non sia più in grado di regolare fenomeni soggetti a processi di mutamento tumultuoso e imprevedibile, sovente governati, almeno in apparenza, da un soggettivismo di matrice individualistica che vorrebbe imporre elementi tipizzanti di ogni genere mentre contesta e contrasta la stessa forma giuridica.

Lo sforzo degli operatori del diritto, Magistrati e Avvocati, per tentare di oltrepassare la semplice descrizione di situazioni estreme che con sempre maggiore frequenza si propongono alla loro e nostra attenzione turbata e sconcertata, trova un limite preciso nella difficoltà di concepire una scena “altra”, scevra di criteri ordinatori quantificabili, ma tuttavia la sola in grado di dare un senso a quello che, altrimenti, resta e continua a restare incomprensibile.

Una scena sulla quale tutto sia possibile, senza limite alcuno e che costituisce il motivo profondo del legame da noi proposto.

La psicoanalisi freudiana chiama questa scena “inconscio”, non luogo anatomofisiologico sito in qualche meandro encefalico o in qualche circuito neurale, ma riferimento alla necessità di porre attenzione al valore delle istituzioni, frutto di razionalità che sempre si sottrae, poiché a esse affidiamo il compito di mediare fra il fondo animale che ci abita e il legame sociale che siamo chiamati a istituire continuamente per esserne i custodi.

Nel suo linguaggio lo psicoanalista parla di Superio per indicare quell’istanza, di cui tutti abbisogniamo, che guida proibendo e proibendo indica e rassicura.